

Ai piedi del monte San Biagio, intono all’anno Mille, si iniziò ad edificare il borgo di Maratea Inferiore e la sua parte più alta ed antica: Capo Casale.
A delimitare i confini del borgo la già esistente chiesa di San Vito. Il nuovo insediamento fece di Capo Casale il centro della vita politica e religiosa; nuove abitazioni, “ case palaziate “ , edifici religiosi , diedero forma al suggestivo disegno urbano di Maratea.
La storia di Capo Casale è la storia dei suoi abitanti, della nobiltà locale e della famiglia Calderano che per generazioni ha vissuto nel borgo.
Il medioevo è stato il periodo di maggiore splendore per il “borgo”; Maratea città “regia “ godeva per la sua posizione strategica di numerosi privilegi, a differenza delle atre comunità lucane gravate da diversi vincoli feudali. Le numerose chiese della città testimoniano il ruolo determinante della fede e della religione, nel 1434 la Chiesa Madre si stacca dalla parrocchia di Santa Maria al Castello e si costituisce parrocchia autonoma.
Negli stessi anni, la Chiesa Madre diventa il baricentro della vita locale, si sostituisce alla precedente costruzione medievale ed incorpora nel suo rifacimento una torre che si erge accanto. La Chiesa, la nobiltà locale, le confraternite hanno guidato la comunità di Maratea almeno fino al XVIII secolo.
Nel Regno di Napoli, non vi era stata nessuna distinzione formale tra la nobiltà locale ed il popolo, il sovrano non aveva riconosciuto alcun seggio nobiliare.
Nel 1700, venne demolito il vecchio seggio ed edificata la Chiesa dell’Immacolata Concezione dove si costituì con la partecipazione di numerose famiglie nobili la confraternita dei fratelli “di Sacco e di Monte”.
Le confraternite furono punto di riferimento spirituale, ma non per questo lontane dalle esigenze “sociali” della comunità. Alcune delle confraternite, si costituirono in riferimento a corporazioni di mestiere, come quella dei Caso e Oglio, mercanti di formaggi e di olio.
Storie e leggende si intrecciano, raccontano di personaggi e suggestioni lontane, di tesori nascosti nel borgo, di religione e di fede, di antichi mestieri e tradizioni in un’atmosfera “ fuori dal tempo”.